domenica 31 gennaio 2010

Auschwitz-Birkenau 27/01/2010 - 21/03/2010

Oggi mi sono armato del solito coraggio che serve, in queste circostanze, ed ho affrontato la mostra su Auschwitz-Birkenau, al Complesso del Vittoriano. Aperta nella giornata della memoria, in occasione dei 65 anni dalla liberazione del campo, durerà fin quasi a fine marzo. Ho percorso i due piani dell'esposizione, restandovi circa tre ore, interessandomi ad ogni didascalia, ogni cimelio, ogni filmato, ogni fotografia. Ho letto tutto ciò che non fosse scritto in tedesco. Ho sostato a lungo davanti alle teche contenenti gli abiti di panno a righe dei prigionieri, con tanto di stella gialla appuntata. Non mi è riuscito d'immaginare come quegli stracci (e quelli soli) potessero mai proteggere dal gelo e dalla neve dell'inverno polacco.
Delle innumerevoli foto che ho visto, una mi ha colpito particolarmente: c'è una fila di bambini di non più di sei anni, si tengono per mano, sembrano una scolaresca; hanno i visi allegri, le guance paffute, le piccole chiome pettinate sotto i cappellini, i cappottini ben abbottonati; alcuni sorridono al fotografo, altri sono solo corrucciati per la curiosità, altri ancora parlano tra loro o guardano divertiti le proprie scarpe che affondano nel fango. Accanto ad essi delle donne, anche loro sorridenti. Io indugio sui visi dei bimbi, uno per uno, ne fisso le espressioni e nella mia testa penso di conoscere il loro destino. La didascalia informa che quel piccolo drappello di "inabili al lavoro" (sorrido... i bambini cos'altro potrebbero essere?) sta per essere accompagnato al treno che li porterà alla morte. Uccisi come vermi, appena scesi sulla Judenrampe. Di fronte a quella foto c'è una piccola teca di vetro, in cui è contenuto un vestito minuscolo, rosa pallido. Appartiene ad una bimba di due anni, che sorride, allegra e paffuta, nella foto accanto. Uccisa appena varcati i cancelli del campo.
Bambini: piccoli, rotondi, sorridenti, allegri; uguali a quelli che oggi dormono nei lettini delle stanze a fianco; uguali a quelli che corrono per strada spensierati; uguali ai figli e ai nipoti. Bambini di sessantacinque anni fa, tali e quali a quelli di oggi.
Meditate. Meditate che questo è stato.

mercoledì 27 gennaio 2010

...per non dimenticare...

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


(Se questo è un uomo - Primo Levi)

sabato 23 gennaio 2010

...zorrobimbo...

Stasera, al supermercato, incontro Zorro. Alto neanche un metro, ha un mantello nero che gli scende sulle spalle, sopra il giubbottino verde, ed un cappello nero a falda tesa troppo largo per la sua testa, così che deve sollevarlo dagli occhi tutte le volte. Impugna un piccolo fioretto di plastica e, nel correre, nel ripiano più basso dello scaffale dei sughi la punta della sua piccola spada inciampa in una bottiglia di passata, che comincia a rotolare sul pavimento. Zorrino si spaventa; resta a guardarla, incerto sul da farsi, poi decide di andarle incontro, si china, la raccoglie con la sua piccola mano, ma non ce la fa ad alzarla, è troppo pesante; io che sto a guardarlo mi avvicino e gli dico: la sistemo io, piccolo, non preoccuparti. Lui sente la mia voce, alza la testa verso l'alto, la piega tutta all'indietro come se dovesse scrutare le nuvole; il cappello gli cade sugli occhi e con la manina deve sollevarlo; mi guarda un po' incuriosito, poi corre via, allegro e spensierato, a salvare i deboli.

giovedì 14 gennaio 2010

...onirismi kafkiani...

«Peccato, Signor L., un vero peccato! Lei se ne rende conto, vero?»
L'uomo che mi era seduto di fronte continuava a ciondolare il capo con aria costernata. Indicando il manoscritto innanzi a sé sulla scrivania, disse: «Lei comprende che questa sua opera, sì, chiamiamola col giusto nome, è tra le migliori produzioni letterarie di tutti i tempi, vero?»
Con un sorriso amaro aggiunse: «Io non so davvero se lei se ne renda conto». Diede un tiro alla sigaretta. Ci furono pochi secondi di silenzio. Mi guardavo attorno interrogandomi su quanto sarebbe durato ancora questo "incontro urgente".
Scosse ancora il capo, incredulo per la disgrazia accaduta.
«Col nostro aiuto, il prestigio della nostra casa editrice, lei avrebbe potuto raggiungere vette di vendita eccezionali e invece, che combina? per un semplice disguido tecnico, una chiamata che non l'ha raggiunta in tempo, il suo tempo», puntualizzò quel "suo" con un proiettile sparato dal suo dito indice, «lei si affida ad un editore minore, uno che probabilmente non ha neanche compreso ed apprezzato l'alto valore del suo lavoro» Scosse ancora il capo. Diede un altro tiro alla sigaretta. Altri secondi di silenzio.
Nel parlarmi, non mi guardava dritto in faccia. Invece la sua testa andava da sinistra a destra e ritorno, gli occhi esploravano il piano della scrivania di tanto in tanto concentrandosi sul monticello di fogli del mio manoscritto. Aprì casualmente la mia "opera", ne sfogliò qualche pagina, si soffermò a leggere, con il cilindro di tabacco tenuto tra le due dita che gli sorreggevano il capo. Vedevo i suoi occhietti fiammeggianti correre da sinistra a destra, e poi riprendere un po' più sotto, sempre da sinistra a destra, e più sotto ancora, stesso verso. Lesse un periodo che doveva essergli nuovamente piaciuto, sorrise leggermente a sé stesso, a conferma dei propri pensieri: un'opera geniale. Continuò ad agitare nell'aria dei no col capo. «Un capolavoro sprecato» disse quasi sottovoce. Non vedevo l'ora che quella mattinata finisse. Mentre mi parlava, lo studiavo: tracagnotto, sulla cinquantina, per essere buoni. Un viso gonfio, due guance cadenti. Tondo come una luna. Più largo che alto, seduto a quella scrivania ne vedevo solo la parte superiore del torso, ma tutto lasciava supporre che al di sotto del piano del tavolo si trovasse un'importante epa; mi chiedevo se toccasse il tappeto con i piedi. Cercai di indovinare di che colore fossero i suoi calzini. Vestiva un abito di un anonimo giallino, una cravatta che nessuno avrebbe mai indossato sul serio e i cui colori cangiavano a seconda della luce, una camicia di un colore scialbo, chiara anch'essa. Fissò gli occhi sulla prima cartella, batte' le mani sulla scrivania, si alzò in piedi e si diresse verso la vetrata sulla destra. Avevo ragione: una grande epa, di quella che i bottoni appena al di sopra della cintola fanno una gran fatica a restare al loro posto. Sbuffò ritmicamente, si fermò ad osservare fuori. La sua piccola e tonda sagoma si stagliò in controluce e lo fece ancora più minuscolo. Fumava. Aspettavo, attendevo che mi lasciasse andare. Sembrava che fissasse un punto particolare, di tanto in tanto si alzava sulle punte, come in un accesso di pensieri. Scosse ancora il capo, si prese il labbro inferiore tra l'indice e il medio che reggevano la sigaretta, tentò probabilmente di elaborare qualche soluzione ma, evidentemente, dopo aver constatato che non ve ne era nessuna, ridacchiò di scontentezza. Tornò velocemente al suo posto, spense la sigaretta frettolosamente nel posacenere ed esalando al ritmo delle parole il fumo rimastogli in gola, in tono deciso, severo e spedito aggiunse: «Lei ha sprecato una grande occasione, Signor L., mi creda. Sarebbe potuto diventare qualcuno, l'avremmo resa una persona ricca e, perché no, ne avremmo tratto il giusto anche noi. E invece...»
La mia colpa, versatami sulla testa dopo l'ingresso in quello studio, stava finalmente colando via, scivolandomi dal capo al tronco, dal ventre alle gambe, fino ai piedi e dai piedi adagiandosi sul grande tappeto persiano sotto la mia sedia. Fu un sollievo quando tese il suo braccino, mi porse la mano e, senza guardarmi, si accomiatò: «La saluto Signor L., buona fortuna». Non sembrava troppo convinto. Strinsi la sua mano, era sudaticcia. Nell'uscire dalla stanza mi voltai e lo vidi riadagiarsi sulla sedia, obliquo, lo sguardo rivolto al soffitto, meditabondo, l'espressione ancora costernata. In quella posizione, le gambe dei pantaloni leggermente alzate lasciavano intravedere i suoi calzini a strisce bianche e rosse.

lunedì 11 gennaio 2010

Di ritorno alla civiltà dopo quattro giorni passati a pascere a casa, mi accoglie una zaffata di merda dritta dritta nelle narici. Torno a godere della varietà di olezzi umani metropolitani. O forse olezzi di ani umani metropolitani. Non ho dormito e quindi mi sono alzato di buon'ora. Mi avvio a piedi nel freddo mattutino, da ponte Marconi lancio un'occhiata ad un Tevere incazzato, color del fango; facendo uno slalom tra merde e sputi resi ancor meno evidenti dai marciapiedi bagnati, giungo alla fermata San Paolo. Entro dall'ingresso degli handicappati, mi dirigo verso la scala mobile direzione Rebibbia e lì, in quel punto preciso, me lo ricorderò bene, una simpatica tanfata fetida invade il mio volto. Non puoi scappare quando sei sulla scala mobile, te la devi inspirare tutta, stipartela ben bene nei polmoni, godertela. E non puoi neanche lanciare il sacrosanto bestemmione mattutino, quello che ti viene fuori dalle occhiaie gonfie e dal disturbo che provi nel constatare che fai ancora parte del disgustoso consorzio di passeggeri dell'ora di punta. Sarà la grassona che ho di fronte e che se la fila con nonchalance? o il tizio con la valigetta? (il puzzo dava un po' di informatico, in effetti).
Che inizio d'anno di merda!...

domenica 10 gennaio 2010

"Il giardino dorato" - Harry Bernstein

Il meraviglioso epilogo della storia narrata ne Il muro invisibile e continuata ne Il sogno infinito. Ho divorato questo libro come gli altri due, ma questa volta tristemente consapevole che non ci sarebbe stata continuazione. Ci sono molte ripetizioni, ma è normale che sia così: l'autore non può essere certo che il lettore conosca anche gli altri due romanzi, per cui si limita a citare certi episodi narrati in essi, descrivendoli sommariamente, senza diventare noioso per chi, invece, ne è già a conoscenza. Personalmente consiglio la lettura dei due romanzi precedenti, prima di approdare al terzo. La mancanza di Ruby, che si conosce e si impara ad amare, tutti insieme, ne Il sogno infinito, in queste pagine si sente fortissima, e palpabile e commovente è l'immenso dolore di Bernstein per la sua scomparsa. Chiunque abbia dubbi sul fatto che due persone possano amarsi profondamente, li lasci dissipare leggendo questo romanzo. Ho apprezzato l'alternarsi del tempo presente e del tempo passato, capitolo per capitolo. Ammetto di essermi dovuto fermare, di tanto in tanto durante la lettura, chiudendo gli occhi per qualche secondo, aspettando di metabolizzare il grande dolore che Bernstein è così bravo a trasmettere.
Peccato per la traduzione italiana del titolo. Per essere in linea con il contenuto, sarebbe dovuto essere Il salice dorato (che è ciò che significa il titolo originale The Golden Willow). Spero tanto che Bernstein non si lasci sopraffare dai suoi 100 anni e continui a scrivere ancora e ancora e ancora.

giovedì 7 gennaio 2010

...pleonasmi commerciali...

L'altro ieri, in un bar, su un tavolino, in un delirio di caramelle, dolci, blocchetti di carbone zuccheroso, chupa chups e altre leccornie strappadenti inzeppate in calze, calzettine, calzettoni messi in bella vista per la Befana, ho scorto un recipiente con su scritto "guanti vuoti". In un primo momento non ho neanche immaginato che potesse alludere a dei guanti da riempire, in alternativa alle più classiche calze, ma mi sono soffermato a pensare su quel "vuoti".... "Guanti vuoti". Effettivamente, mi sono detto, sarebbe interessante (almeno più divertente) se si cominciasse a vendere la merce sottolineando tali suoi pleonastici aspetti: vendesi guanti vuoti (mani non incluse), sciarpe senza colli, scarpe senza piedi, guinzaglio senza cane, moto non provvista di guidatore. Ed altre, ugualmente interessanti, varianti sul tema: vendesi canotto sgonfio, vendesi lampadina spenta, vendesi panettone non morsicato, vendonsi pile cariche, portafogli vuoti, pasta non cucinata...

mercoledì 6 gennaio 2010

"Il sogno infinito" - Harry Bernstein

Mi sono accostato a questo libro con il timore che si riserva, di solito, alle "continuazioni". Ma Bernstein non mi ha deluso; no, non poteva! Questo romanzo, approdo naturale per chi viene da Il muro invisibile, tiene incollato il lettore alle proprie pagine esattamente come il predecessore. Bernstein ha quella facoltà magica di coinvolgere in una lettura appassionata, perché appassionato è il racconto. Sorprende il lettore, ad ogni angolo, con i tormenti, gli amori, i dolori e le gioie (rare) della sua vita vera e dura. Non si può non continuare ad amare sua madre, la dolce chioccia che si inizia a conoscere nel romanzo precedente; non può non inasprirsi l'odio per il burbero padre padrone; non ci si può non innamorare della dolce Ruby, sotto il salice piangente. Non si può non soffrire, commuoversi e gioire insieme a 'arry. Scrittore e lettore, in queste pagine, sono una cosa sola. Ho divorato questo romanzo in soli due giorni ma non ho tempo di fermarmi, è già ora di tuffarmi ne "Il giardino dorato". Non senza un po' di tristezza nel cuore, sapendo che è l'ultimo della "serie" e consapevole che Bernstein, classe 1910, si sente troppo vecchio (ahimè) per scrivere ancora.

mercoledì 30 dicembre 2009

...pensavo meglio...

Oggi, in preda al finto entusiasmo per il mio compleanno, avrei voluto ricordare tutto ciò che di bello è accaduto in quel lontano anno di piombo. La cosa più semplice è stata andare su Google e cercare la frase: "nel 1974 ci fu". Qualcosa di bello verrà sicuramente fuori! ho pensato ingenuamente. I risultati difatti sono stati abbastanza deludenti. Insomma, Nixon si dimise per lo scandalo Watergate, ci fu l'attentato di Piazza della Loggia, Solženicyn venne espulso dalla Russia, morì il presidente francese Pompidou, il governo Rumor entrò in crisi, l'Etna eruttò, e inoltre ho scoperto che:

- "Nel 1974 ci fu" una profonda recessione, che però non generò una forte ripresa;
- "Nel 1974 ci fu" l'esplosione di una bomba nella “White Tower” con un morto e 41 feriti;
- "Nel 1974 ci fu" la famosa crisi energetica che impose ai cittadini la domenica senza auto;
- "Nel 1974 ci fu" nella contea di Humboldt nel Nevada un'ondata di mutilazioni di animali;
- "Nel 1974 ci fu" un fulmine, che colpì la chiesa del SS. Salvatore e fece crollare il soffitto a volta;
- nel 1974 ci fu l'attentato al treno Italicus;
- Nel 1974 ci fu un tentativo di furto che asportò il Tesoro di Canoscio;
- Nel 1974 ci fu una escalation di criminalità;
- Nel 1974 ci fu per la band un periodo pieno di sbandamenti. Tutti i membri ebbero seri problemi di dipendenza da droghe;

Sigh, dopo le prime tre pagine di risultati di Google mi sono arreso. Insomma, credo davvero che gli eventi migliori del 1974 si riducano alla messa in onda di Happy Days negli USA, all'ottenimento dell'indipendenza di Grenada dal Regno Unito e alla vittoria di Iva Zanicchi al Festival di San Remo. Pensavo meglio!

venerdì 18 dicembre 2009

...l'unto...

È finalmente entrato anche lui nel Pantheon delle vittime illustri. Come Malcolm X, Martin Luther King, Gandhi, Gesù Cristo. Anche lui ha sofferto, anche lui è frainteso e perseguitato, anche lui predica l'amore quale forza vittoriosa sul male! lui che ama tutti! lui che vuole solo il bene! Fratelli e sorelle, finalmente abbiamo anche noi il nostro messia! Oh gaudio! E se il suo dolore servirà a salvare il mondo dal male, ebbene che questo sia! non avrà sofferto invano! "Dell'Utri! Dell'Utri! perché mi hai abbandonato?!" ... no, no sia fatta la volontà di Alfano, non quella dei giudici rossi! Chi non ha mai corrotto scagli la prima pietra! Lasciate che le gnocche vengano a me! Vittorio Mangano, su di te fonderò la mia villa! Ghedini, quello che devi fare, fallo presto! Se qualcuno ti getta una statuetta nei denti, tu sali sul predellino! Date a Mediaset quel che è di Mediaset! Andate, candidatevi nel PDL, moltiplicatevi e predicate! Io sono il miglior unto del Signore degli ultimi 150 anni!!!

«Se cambiano i toni, il mio dolore non sarà stato inutile. Vi benedico nel nome di Dell'Utri, di Mangano e dello spirito di Sandro Bondi. Scambiatevi una bustarella, in segno di pace.»
(Silvio Berlusconi)

martedì 15 dicembre 2009

...che due Maroni...

Che poi da uno che si chiama "Maroni" che cosa c'è da aspettarsi se non delle emerite coglionate?
Il nostro illuminato Ministro degli Interni non è nuovo alle maronate. Si intende talmente tanto di tecnologia e di Internet da aver proposto, qualche tempo fa, un "IP unico" per tutti gli utenti della Rete; cosa che fece ovviamente sganasciare dal ridere chiunque di informatica ci capisca anche solo un briciolo e che ricordava molto da vicino l'ignobile proposta di schedatura dei bimbi Rom. In buona sostanza, dico io, se stai acquisendo informazioni su di me che ti riconducano univocamente a me, allora mi stai schedando e se mi stai schedando stai tracciandomi a priori, in vista di possibili reati. Questo significa sovvertire uno dei principi fondamentali del nostro diritto penale che è la presunzione d'innocenza. Ma come aspettarsi che questo buon leghi-fascista sappia cos'è la "solidarietà sociale" e la "funzione della Repubblica di riconoscere i diritti oggettivi di ciascuno" come statuito dall'articolo 2 della legge fondativa dello Stato italiano?
A seguito del piccolo duomo arrivato sui denti di Mister B., ne ha sparata un'altra, Maroni, di maronata. Ha affermato (cito Repubblica di oggi): «Stiamo valutando di oscurare i siti internet che incitano alla violenza. La possibilità che tutti hanno di mettere sul web messaggi che inneggiano alla violenza è un problema serio. Questo è un reato, si chiama istigazione a delinquere e deve essere perseguito». Innanzitutto non capisco perché se, come è vero, istigare alla violenza è un reato, si sta valutando solo ora di oscurare questi presunti siti web. Se è un reato, è un reato e basta, si oscurerà un sito quando si riscontrerà che delinque. Perché valutare la cosa proprio ora? In secondo luogo: ho il forte sospetto, considerato che molti idioti già vanno in strada con striscioni con su scritto "Di Pietro, il mandante sei tu", che il termine "violenza" per Maroni e i suoi accoliti possa assumere un significato molto particolare e molto pericoloso; considerato che l'atto di un folle viene, al di fuori di ogni logica, attribuito al clima politico surriscaldato, non sarà che il concetto di "violenza", come concepito da Maroni, aderisca inopinatamente a quello di "aspra critica verso il governo" e che quindi l'atto di oscurare (che già da solo ricorda il fascimo) i siti che istigano alla violenza diventi, tutt'a un tratto, quello di censurare chi la pensa diversamente e lo fa con toni legittimi benché aspri?

Caro Ministro Maroni, l'unica cosa intelligente che lei possa fare è oscurare il suo dannoso cervello. E adesso mi oscuri.

domenica 13 dicembre 2009

...e le chiamiamo "bestie"...

Sarah Brosnan e Frans de Wall sono due ricercatori dello Yerkes National Primate Research Center dell'Emory University e studiano i comportamenti dei primati. Da alcuni esperimenti da loro svolti è venuto fuori che i bonobo, una razza di scimpanzé vivente in Congo, percepiscono la parzialità nei trattamenti e sono in grado di protestare per essa: se a tutti i membri di un gruppo viene offerta la stessa quantità di cibo al fine di svolgere un lavoro, tutti collaborano volentieri. Ma se anche ad uno solo di essi viene dato del cibo in quantità inferiore agli altri, ecco che nasce il risentimento, la scimmia penalizzata si offende e non esegue il compito. Allo stesso modo, i due ricercatori hanno osservato che un membro di un gruppo rifiuta il cibo (pur essendone molto ghiotto) se agli altri membri presenti non ne viene offerto in pari quantità. I bonobo sono gli scimpanzé più simili a noi: abbiamo in comune il 98% del codice genetico. Ora si scopre in cosa consiste quel 2% di differenza: nel senso innato di giustizia che loro posseggono e noi no. E le chiamiamo "bestie".

mercoledì 9 dicembre 2009

...siamo in buone mani...

Il pentito Gaspare Spatuzza, altrimenti noto come U' Tignusu, ha deposto in questi giorni circa le varie nefandezze compiute dalla mafia negli anni passati. Ha scodellato i suoi segreti agli ansiosi magistrati. Leggendo l'articolo di Repubblica di oggi "I segreti di Spatuzza" trovo un periodo che mi lascia a dir poco sconcertato: «Tramite la 'ndrangheta abbiamo acquistato delle armi, due mitra, due machine-pistole ed un lanciamissili. Era un carico di armi per fare un attentato al procuratore Caselli. Questo lanciamissili era custodito in un magazzino della nostra famiglia che venne poi perquisito dalla Dia. Era nascosto nell'intercapedine di un divano e non fu trovato». Eh??! ma stiamo scherzando?? la Direzione Investigativa Antimafia manda i suoi uomini a perquisire (sottolineo: perquisire) un magazzino in mano alla mafia e questi non trovano un lanciamissili (sottolineo: lanciamissili) nascosto nell'intercapedine di un divano??!...
Siamo in buone mani ragazzi...

domenica 6 dicembre 2009

"Conquisti il tesoro senza colpo ferire"

Venticinque anni fa io ero un bambino. Passavo tanto tempo di fronte all'Olivetti M20 di mio padre, sul quale ho imparato a "strimpellare" le prime note di programmazione. Era il tempo in cui nessuno possedeva un computer o sapeva cosa fosse. Per intenderci, l'M20 era una macchinuccia che allora avrebbe fatto apparire gli odierni elaboratori come supercomputer della Nasa. Ma a me bastava e avanzava. In particolare c'era un gioco d'avventura che mi faceva impazzire, si chiamava "La Caccia nella Grande Foresta Incantata". Ricordo d'aver speso ore e ore davanti a quella misteriosa scacchiera, tra alberelli, castelli e locande. Era un piccolo mondo magico in cui la mia fantasia di bambino spaziava allegramente. Nella mia mente echeggia quel "Conquisti il tesoro senza colpo ferire" del cui "senza colpo ferire" ignoravo il significato. Col tempo ho scoperto che quel giochino divertentissimo constava solo di poche righe di codice BASIC ma, pur apprendendone la vera natura, la sua magia non si è mai spenta ed ancora oggi che la programmazione è il mio mestiere leggo quel listato ingarbugliato con lo stesso fascino e la stessa ammirazione dei miei dieci anni. Temo non saprò mai chi sono E. Petrelli ed A. Vercesi che il 15 dicembre del 1983 decisero di inventare questo gioco. Non saprò mai se siano uomini o donne, alti o bassi, magri o grassi, ma questo post lo dedico a loro: grazie! grazie E., grazie A., grazie per aver allietato le mie giornate di bambino!...

giovedì 12 novembre 2009

...liberitutti...

Quello che sta accadendo in queste ore in Italia è la realizzazione del sogno berlusconiano; anzi, del sonio come lo chiamava lui quindici anni fa, seduto alla sua scrivania, l'immagine quasi onirica con capelli e doppiopetto, sfumatura Beautiful. Blaterava circa i suoi intenti per un mondo migliore e prometteva milioni di posti di lavoro mai visti. E il sonio si sta realizzando sul piano materiale e su quello spirituale. Materialmente, il miserabile, torbido, satiro lascivo che ci governa - compresi i suoi degni accoliti - sta riuscendo a costruirsi un'infrangibile campana di vetro entro cui proteggersi fino alla fine dei suoi giorni (che spero davvero sia vicina). L'ennesima leggina ad personcinam che, a dispetto di tutti i difetti di incostituzionalità sollevati per almeno due operazioni di cotal genere già avvenute, sta prendendo forma e sostanza in queste ore serve proprio a proteggere la sua di personcinam. La tecnica del feroce suddito-difensore Ghedini ormai si è capita: è quella del sicario mafioso che protegge il suo boss. Sta preparando una bomba giudiziaria, qualcosa che quando esploderà farà morire tutte le pendenze a carico del suo amico/cliente/protetto e con esse una miriade, un mare, un oceano di altre: me ne frego!. È proprio come il picciotto che, pur di ammazzare la vittima designata, apre il fuoco sulla folla e fa strage di corpi. Ammazza sicuramente chi dice lui e chi se ne frega se col morto voluto se ne vanno all'altro mondo una decina di innocenti. In una parola? "devastante". Come ha definito l'Associazione Nazionale Magistrati questa nuova operazione legislativa? "effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia". Sul piano spirituale questo progetto si sta realizzando perché il miserabile, torbido, satiro lascivo che ci governa - compresi i suoi degni accoliti - è riuscito a sovvertire scaltramente le regole del gioco: non fu lui a buttarsi in politica appena avvertì puzza di bruciato, sono i giudici che lo perseguitano da quando è "sceso in campo". Come è possibile fidarsi di magistrati stravaganti che sono evidentemente intrisi di atavico bolscevismo?
In sostanza, il messaggio accolto e assorbito dai pecoroni italici è il seguente: se si indaga su esponenti del PdL, la cosa è sospetta, evidentemente in Procura c'è qualcosa che non va. Questo è tanto più apparente se si pensa che in queste ore il campione d'onestà ha stretto la mano a Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Quest'ultimo, anziché dimettersi, com'è giusto che sia anche per il solo sospetto che pende sulla testa di chi ha una accusa del genere, rimane in piedi, rinsaldato e rinfrescato dalla vigorosa stretta di mano del premier, che corre ad infondergli tutta la sua solidarietà: bravo! non mollare! ci penseranno i miei trenta senatori a sollevare il legittimo sospetto verso la procura della Repubblica di Napoli (Su Repubblica di oggi: "I senatori chiedono un'ispezione urgente alla Procura di Napoli e sollevano pesanti dubbi sulla corretta gestione di quell'ufficio chiedendo di conoscere anche se i criteri di assegnazione dei fascicoli giudiziari garantiscano l'equidistanza e l'indipendenza dei magistrati che procedono alle indagini"). Metà degli italiani, questo mezzo popolo di coglioni (attenti, è par condicio: lui ha dato dei "coglioni" agli elettori di sinistra) non si rende conto che ogni volta che plaude a questo uomo miserabile, ogni volta che acclama questo viscido scherzo della natura, ogni volta che benedice la sua presenza, la protezione di costui si rafforza: il vetro della sua campana diventa sempre più infrangibile, tra gli sghignazzi suoi e dei suoi degni accoliti protetti all'interno. Gli italiani applaudono e applaudono e applaudono, affascinati da uno charme da capomafia, e intanto quando pioverà la merda (perché un giorno la merda pioverà su questo triste paese) si inzupperanno di letame fino alla testa, mentre lui - e i suoi degni accoliti - avranno i doppipetti puliti. Si sa a che cosa serve la legge che si sta approvando in queste ore: ad allargare le sbarre delle carceri e a rendere più resistenti le lenzuola da annodarci. Liberi tutti! Non proprio tutti, però: solo i privilegiati; che i poveracci vi marciscano dentro.

mercoledì 11 novembre 2009

...uomoscontro...

Va bene che per molte persone il prossimo è una presenza ingombrante, ma da qui a scaraventartisi addosso come l'orribile donnone biondo alto due metri e ottanta che stamane, nella pullulante metropolitana romana, si è diretta a passo d'oca contro di me, investendomi, ce ne passa. Le ho indirizzato una cinquantina di sani bestemmioni mattutini, ancor più carichi d'odio per via del mio torpore notturno non del tutto estinto e dei crampi ad uno stomaco ancora vuoto. L'ho individuata subito come una di coloro che tracciano un tragitto virtuale e lo seguono alla lettera non derogando mai dalla propria rotta di collisione. Neanche a pagarli oro. E allora, come spesso accade, mi si è accesa una lampadina; ho pensato se non possa essere anche questa una piccola metafora della vita: persone che non scendono mai a compromessi, non si fermano di fronte all'altro, non cedono il passo, che non ci penserebbero due volte a calpestarti per un proprio interesse. Mi sono chiesto se questo sporco mondaccio non sia in fondo che la grande giostra dell'uomoscontro, un posto dove è possibile evitare gli altri o urtarli violentemente. A voi la scelta. Ma un avvertimento: non è detto che si vinca sempre nel primo caso.

martedì 10 novembre 2009

...attenti allo squalene!!...

Si fa un gran parlare in questi giorni di vaccinazione contro l'influenza A e tutti gli italiani, da gran pecoroni che sono, corrono a farsi iniettare il magico elisir salvavita. Si proteggono contro quello che sembra essere il male del secolo e invece è solo una comunissima influenza, molto blanda e di gran lunga meno pericolosa della comune influenza stagionale. L'unica ragione veramente valida per vaccinarsi, a detta di alcuni medici, è evitare che il virus si ricombini con quello di altri ceppi influenzali e potenzi gli effetti dannosi ma... ...quanti sono quelli che si chiedono, in queste ore, che cosa contenga effettivamente tale magico vaccino?
Come tanti (o pochi?) sanno, i vaccini contengono virus morti oppure vivi ma indeboliti. Molti vaccini, però, incluso quello per la febbre porcella, contengono immuno-adiuvanti come alluminio e squalene. Questi additivi "energizzano" il vaccino, gli danno il turbo e gli consentono di agire più velocemente. Essendo una sorta di "diluenti" chimici, essi consentono di ridurre la quota di vaccino effettivo per la singola dose e quindi produrre molte più dosi del normale. Ora, il fatidico squalene è presente naturalmente nel corpo umano, nel sistema nervoso e nel cervello. Il nostro sistema immunitario riconosce lo squalene come molecola d'olio indigena del corpo e ne sfrutta le caratteristiche antiossidanti. Il problema nasce quando lo squalene viene iniettato nel corpo. Il sistema immunitario riconosce questa via d'introduzione della sostanza come anormale e aggredisce l'intruso. Non solo quello iniettato, però, ma tutto lo squalene! le difese naturali tentano di proteggere l'organismo e quindi distruggere questa sostanza ovunque essa si trovi, anche in zone vitali. Dopo aver appurato che la presenza di squalene nei vaccini contro l'antrace, distribuiti ai soldati americani durante la Guerra del Golfo, causò una sindrome (chiamata appunto
Sindrome della Guerra del Golfo), la Food and Drug Administration statunitense ne ha vietato l'utilizzo nei vaccini contro l'influenza A distribuiti negli USA. In Europa, invece, verrà utilizzato. Meditate gente, meditate. In due parole (anzi tre): Attenti allo squalene!

mercoledì 4 novembre 2009

...quei comunisti di Harvard...

D'altronde si sa che Harvard è piena così di comunisti!

Da:
http://www.nieman.harvard.edu/newsitem.aspx?id=100126

At a time of grave jeopardy for freedom of the press in Italy, La Repubblica, under the editorial guidance of Ezio Mauro, has courageously insisted in its pages that government must be accountable to the citizens and that the role of the press is to demand that accountability.

Despite threats, economic pressure and lawsuits seeking millions in damages, La Repubblica has continued to lead the fight for making power accountable and has inspired hundreds of thousands of Italians to join the fight for genuine press freedom.

For his courage in leading La Repubblica so honorably and bravely in these perilous times, the Nieman Foundation for Journalism at Harvard University and the Joan Shorenstein Center on the Press, Politics and Public Policy at Harvard’s Kennedy School of Government present this citation to Ezio Mauro. It is awarded in hope and belief that the fight for press freedom in Italy will prevail.


- Robert H. Giles, Curator, Nieman Foundation for Journalism at Harvard
- Alex S. Jones, Director, Joan Shorenstein Center on the Press, Politics and Public Policy

martedì 3 novembre 2009

...m'arrasso!!...

Onestamente non capisco tutta la gran caciara da buoncostume che si sta facendo attorno al caso Marrazzo. Giornalisti in motorino che, all'insegna del diritto di (una fin troppo facile) cronaca, imboccano i vialoni romani a tarda notte ed intervistano questi enormi canotti brasiliani, curve siliconiche e amandaleareschi timbri vocali, alla ricerca della verità vera. Trasmissioni incentrate sul tema, lunghi dibattiti, questioni spinose che vengono a galla. E il povero ex governatore che non sa che fare, fugge come un topolino impaurito: cospargere il capo di cenere? andare a Canossa? chiedere venia? ritirarsi in clausura spirituale? legarsi due sacchetti di ceci alle rotule e salire le scale di casa, da oggi in poi, sulle ginocchia?. Ma dai! e che sarà mai?!... fossi stato al posto suo avrei ammesso candidamente: "a rega', famo a capisse, a me me piace er pupparuolo! me piace pippa' e se la cosa non ve sta bbene arrivedervela!". Ha sbagliato, il Marrazzone (all'epoca mandato da Rai Tre a castigare i matti) a non ammettere subito le sue colpe e dimettersi seduta stante, lasciando il ruolo istituzionale senza suscitare troppi clamori. D'altronde, avrebbe dato un bell'esempio al vecchio bavoso salace nano satiro lascivo, l'"impunibile lordo" che ci governa. Avrebbe tramesso il messaggio che non si può, quando si ricopre un ruolo ufficiale, fare del proprio letto una questione privata. Non si può usare il patrimonio di tutti (automobile o aereo che sia) per i propri puttantour. Non si può scialacquare denaro in attività illecite ed alimentare il mercimonio dei corpi. Non si può neanche se si è, semplicemente, "utilizzatori finali". Per fortuna il caro Piero appartiene allo schieramento politico avverso, altrimenti già figuro Alfano e Ghedini progettare un possibile "Lodo Marrazzo": impunità per le più alte carico dello Stato che vanno a femminelli. L'unica cosa positiva di questa solita cagnara italica è il concepimento di una nuova barzelletta che gira per tutto lo stivale: quella su Ford Escort e Ford Transit. Bellissima.

giovedì 29 ottobre 2009

...scelta giudiziosa...

Vorrei proporre a questo omuncolo di scegliersi i giudici, a suo modo di vedere, in grado di sentenziare su di lui. Considerato che la maggioranza dei togati non ha pregiudizi, come egli stesso afferma (lui, si sa, è perseguitato da una minoranza ammorbata dal "Comunismo") immagino che esista un manipolo di degni magistrati (benché antropologicamente diversi anch'essi) in grado di giudicarlo, a parer suo, imparzialmente. Ovviamente dovrebbe solo farne i nomi, né vederli (per non affascinarli col suo sguardo da cantante navigato), né toccarli (per evitare di ungerli, lui che è il "Cristo", l'Unto del Signore, con quell'olio particolare che ha forma di banconote). Ma a quel punto, una volta compiuta la scelta giudiziosa, una volta lasciate le toghe nere decidere sul di lui destino, accetterebbe la sentenza? sconterebbe la sua pena nelle patrie galere? in pigiamino a strisce? marcendo sotto un sole a scacchi, come giusto che sia? Per dirla con una metafora aulica: si toglierebbe una volta e per tutte dalle cosiddette "palle"?