Sono contento, sono contento. Sono contento che Talebatzinger e i suoi seguaci si ostinino a manifestare il loro ridicolo credo con atti sensazionali come la scomunica. Sono contento perché, così facendo, si allontanano sua sponte dal resto della società, inghiottiti sempre più nel loro piccolo mondo alla rovescia. Spero che la Chiesa collassi presto su sé stessa, lo spero di cuore.
Leggo sul Corriere che una bambina brasiliana di 9 anni ha subito le violenze del patrigno per ben 3 anni (cioè da quando ne aveva 6). Alla fine la piccola è rimasta incinta di 2 gemelli e i medici, per salvarle la vita, l'hanno fatta abortire. Ovviamente quella dei medici è stata una lodevole iniziativa, nel pieno rispetto della deontologia professionale e del giuramento di Ippocrate. Ebbene, l'alto prelato brasiliano, tal monsignor Sobrinho, ha scomunicato i dottori perché, a suo parere (ovviamente suffragato dai vertici della Chiesa) essi avrebbero fatto una "scelta di morte". Ora, a parte che se io fossi un chirurgo, della scomunica della Chiesa me ne importerebbe cippa (anzi, mi farebbero il favore di cancellarmi gratis dai loro registri); a parte frasi oltraggiose della laicità di un paese come "la legge di Dio è superiore a qualunque legge umana", che puntano a delegittimare l'impianto giuridico e pertanto sono da rispedire al mittente; a parte tutto questo, come si può pensare che scegliere di salvare una bambina di 9 anni significhi optare per la morte? Qual è il modello di vita e di società cui si rifà questa ridicola istituzione? una mandria di obbedienti infelici? Be', sono contento che il mondo laico rifiuti di realizzare questo modello. Sono contento che vi si opponga con fermezza.
sabato 7 marzo 2009
venerdì 6 marzo 2009
tristitia pre corsam
Devo ricominciare a fare esercizio fisico. Non ho più neanche l'alibi delle cattive giornate. Oggi, alla Nike di via del Corso, osservavo il manichino tutto abbigliato per la corsetta, l'ho abbracciato e ho pianto: quanto mi ci vorrà per diventare come te?
Mi sa che rispolvero la tutina e domenica riprendo il footing...
Mi sa che rispolvero la tutina e domenica riprendo il footing...
giovedì 5 marzo 2009
pippa entusiasmante
Da tempo non guardo più la televisione, per mia fortuna. Non lo faccio con un intento snobistico, è solo che, durante un fatidico trasloco da una città all'altra, ho avuto la geniale idea di lasciare il mio piccolo televisore ad un'amica e da allora ho imparato che si può vivere benissimo anche senza. Codesta privazione ha i suoi ovvi vantaggi, per esempio risparmiarmi lo strazio annuale del festival nazionalpopolare.
Però, però... per caso, sguazzando su Youtube, mi sono imbattuto nella canzone vincitrice delle nuove proposte: Sincerità, cantata da Arisa (al secolo Rosalba Pippa). Ora, a parte l'accattivante motivetto swing, i sorprendenti miracoli di un timbro che si trasforma da cartoonesco a sensuale e di una dizione potentina che diventa d'un tratto perfetto italiano, ho analizzato un po' il testo (che poi dovrebbe essere la cosa più importante). Chiaro che dalla kermesse sanremese non ci si può/deve attendere delle perle di poesia (in fondo basta farcire il tutto di amore, cuore e dolore) però, che capperi!, versi come "sincerità/un elemento imprescindibile/per una relazione stabile/che punti all’eternità" sembrano usciti da un libro di Raffaele Morelli o Willy Pasini.
Insomma, ovvietà accademiche!... sarebbero più intriganti parole altrettanto tristemente vere come, per esempio: "quando mi sveglio al mattino/il tuo alito mi è vicino/sentendo l'odore di morte/mi giro dall'altra parte"... o cose così...
Ma andiamo veramente in solluchero per frasi come "e mano ella mano dove andiamo si vedrà"? Visto il livello medio della cultura dei miei connazionali, non mi meraviglia, ma questa è l'ennesima conferma che siamo messi veramente male!...
Però, però... per caso, sguazzando su Youtube, mi sono imbattuto nella canzone vincitrice delle nuove proposte: Sincerità, cantata da Arisa (al secolo Rosalba Pippa). Ora, a parte l'accattivante motivetto swing, i sorprendenti miracoli di un timbro che si trasforma da cartoonesco a sensuale e di una dizione potentina che diventa d'un tratto perfetto italiano, ho analizzato un po' il testo (che poi dovrebbe essere la cosa più importante). Chiaro che dalla kermesse sanremese non ci si può/deve attendere delle perle di poesia (in fondo basta farcire il tutto di amore, cuore e dolore) però, che capperi!, versi come "sincerità/un elemento imprescindibile/per una relazione stabile/che punti all’eternità" sembrano usciti da un libro di Raffaele Morelli o Willy Pasini.
Insomma, ovvietà accademiche!... sarebbero più intriganti parole altrettanto tristemente vere come, per esempio: "quando mi sveglio al mattino/il tuo alito mi è vicino/sentendo l'odore di morte/mi giro dall'altra parte"... o cose così...
Ma andiamo veramente in solluchero per frasi come "e mano ella mano dove andiamo si vedrà"? Visto il livello medio della cultura dei miei connazionali, non mi meraviglia, ma questa è l'ennesima conferma che siamo messi veramente male!...
mercoledì 4 marzo 2009
stesso odore
A volte tirare un po' più in là, verso il supermercato vero, può avere i suoi lati positivi. La prossima volta muovo le gambine, anziché fermarmi al primo comodo discount. Stasera compro un succo d'ananas, lo apro e nel portarmelo alla bocca mi accorgo che ha lo stesso odore delle gomme impilate dal gommista sotto casa. Finisco di sorseggiare il mio pneumatico e me ne vado a letto.
Buonanotte!
Buonanotte!
non mi resta che piangere
Sui giornali leggo notizie sempre più sconcertanti. Oggi apprendo che la Southwest Airlines americana ha avuto la pregevole idea di decorare la fusoliera dei propri 737 con una fotona di Bar Rafaeli in bikini sul bagnasciuga. Ora, io ritengo questo pezzo di figliola una delle cose più belle che una mamma possa fare e non mi spiego come possano, i passeggeri della compagnia, gridare allo scandalo. Perché è questo che hanno fatto 'sti bigotti, tirando fuori "gravissime offese per le famiglie" e scomodando addirittura la pornografia. Ma come si fa? come si può ritenere questa iniziativa offensiva e pornografica? Oltretutto l'ammaliante donzella è in un innocente costume da bagno. Ma chi sono questi bacchettoni? fatemeli conoscere!!Mi viene in mente l'episodio felliniano "Le tentazioni del dottor Antonio" di Boccaccio '70.
Senza accorgermene devo essere piombato indietro nel tempo: dev'essere il 1492, quasi 1500.
crocchette
Stasera, uscendo dall'ufficio e quasi arrivato alla stazione Bologna, mi sono fermato a comprare uno dei miei pasti preferiti: crocchette di patate. Ce n'erano sei ad attendermi; la ragazza mi ha chiesto quante ne volevo. «Me le dia tutte!» faccio io, ingordo che non sono altro. Lei però ha capito "due" e me le stava già incartando quando io, fingendo spudoratamente di preoccuparmi se in fondo non stessi esagerando, le chiedo di darmene quattro in tutto. La mia coscienza mi scuote la collottola tutte le volte che accadono cose di questo tipo: ti sta bene, così impari a fare il gradasso.
Comunque, a parte questo, ho viaggiato col pacchettino ciondolante tra le mani e sono sceso a Garbatella, ne ho addentata una e ho scoperto che nel bel ripieno patatoso ci avevano infilato pezzettini di prosciutto.
Ma perché dico io? perché? porca miseria! le crocchette devono essere "tutta patata"!
Buonanotte!
Comunque, a parte questo, ho viaggiato col pacchettino ciondolante tra le mani e sono sceso a Garbatella, ne ho addentata una e ho scoperto che nel bel ripieno patatoso ci avevano infilato pezzettini di prosciutto.
Ma perché dico io? perché? porca miseria! le crocchette devono essere "tutta patata"!
Buonanotte!
martedì 3 marzo 2009
Pape Satàn, pape Satàn aleppe!
Leggo sul Corriere un articolo allucinante che indica la Sicilia quale regione italiana prediletta da Belzebù. Allucinante perché a scandalizzarmi non è tanto il parere di presuli, prelati, pretini e frati vari, che esercitano il proprio "esorcistato" (!!!) immersi nelle loro scemenze religiose medievali e continuando a credere nel caprone solforoso che va incarnandosi di corpo in corpo, così, per puro divertimento; a scandalizzarmi è il parere di un medico (un medico! porcaccia eva porca!) che afferma (cito testualmente): «Avevo una paziente sempre malata anche se dagli accertamenti clinici non veniva fuori mai nulla. E’ tornata a star bene solo dopo l’intervento dell’esorcista. Da quel momento ho capito che mi mancava qualcosa perché nessuno mi ha spiegato che oltre alle malattie del corpo c’è anche dell’altro». Eeeeeeeeeeeeeeeeeh?!... quello che vorrei dirgli è: certo che ti manca qualcosa, brutto cazzone, forse aver letto qualche libro in più di medicina! Ma, porco diavolo!, possibile che nel 2009 ci siano ancora medici in grado di scambiare una persona affetta da una patologia neuropsichiatrica per un ossesso impenitente? Per quanto tempo ancora dovremo sorbirci queste cazzate? basterà qualche centinaio d'anni?
escherichia coli
Oggi sono in vena di riflessioni cosmiche sulla natura del mio lavoro. Insomma, parliamoci chiaro: nel mio campo c'è tanta gente che fa e tanta gente che non sa fare. Tra quella che non sa fare ci sono coloro che organizzano il lavoro di chi sa fare, ammantandosi quindi di autorevolezza e dignità. O meglio: credono di organizzare; in realtà non fanno altro che lasciarsi trasportare dagli eventi, in attesa che l'incastro giusto passi sul pelo dell'acqua. E nel frattempo succhiano, mangiano, erodono gran parte della sostanza prodotta da chi sa fare. E seppure mi limitassi a considerare quelli che si arrabattano per davvero per creare le giuste condizioni di lavoro per gli altri, sarebbero sempre troppi e troppo avidi. Incommensurabile è il divario tra le entrate di chi fa, sciroppandosi chilometri in giro con la valigetta degli attrezzi, e di chi invece se ne sta in panciolle su una poltrona in pelle a spostare palle su un pallottoliere (però, che bel gioco di parole). Esiste così tutto un esercito di persone che guadagna sulle spalle degli altri, senza muovere un dito, ed intasca tanto, troppo!
Un giorno toccherà riprenderci ciò che è nostro.
Questa gente mi fa cagare, esattamente come gli escherichia coli.
Un giorno toccherà riprenderci ciò che è nostro.
Questa gente mi fa cagare, esattamente come gli escherichia coli.
blogenitalia
Ho notato che il traduttore di Google dall'italiano all'inglese trasforma il titolo del mio blog "a penna corrente" in "a pen is", che di primo acchito leggo "a penis" (un pene). Però, non male.
acqua&sapone, chi erano costoro?
Lavarsi è un'attività tutto sommato facile: senza pretendere che ci si infili sotto una fumante doccia di buon mattino, basterebbe anche solo una potente strigliata alla faccia, al collo, alle ascelle, alle orecchie e, insomma, in tutti quei punti in cui si annida lo sporco impossibile. Perché così tanta gente è allergica alla miracolosa coppia acqua&sapone?
Si nota che ho ricominciato a viaggiare in quel carro bestiame che è la metropolitana romana nelle ore di punta. Dopo cinque mesi di comodo treno che mi portava da casa a lavoro senza fastidi, seduto, con un libro in mano e non troppa gente intorno, mi ritrovo ad entrare nei vagoni della metro per rototraslazione, trasportato dalla folla; scivolo sui binari, nei budelli eterni, aggrappato ad una pertica, in un tripudio di odori umani. E quel che è peggio è che tra qualche mese sarà estate!
Si nota che ho ricominciato a viaggiare in quel carro bestiame che è la metropolitana romana nelle ore di punta. Dopo cinque mesi di comodo treno che mi portava da casa a lavoro senza fastidi, seduto, con un libro in mano e non troppa gente intorno, mi ritrovo ad entrare nei vagoni della metro per rototraslazione, trasportato dalla folla; scivolo sui binari, nei budelli eterni, aggrappato ad una pertica, in un tripudio di odori umani. E quel che è peggio è che tra qualche mese sarà estate!
sabato 28 febbraio 2009
supermarket
Nel mettermi in fila, faccio appena a tempo a schivare le eiezioni umide di un poderoso starnuto eseguito dall'uomo davanti a me. Ridacchia come se avesse appena giocato uno scherzo a qualcuno e muove le labbra in un dialogo silenzioso. Sembra doverne fare un altro e assume un'espressione che vuol significare "eccolo, sta arrivando", ma fortunatamente il suo organismo ci ripensa. Un ometto dai capelli bianchi ingobbito e racchiuso in un loden verde è il padre. Lascia passare suo figlio perché riponga i prodotti nel carrello, si muove a passettini rigidi e orizzontali, avanti e dietro. Si è affrettato a infilare tra la sua roba e la mia un separatore, non sia mai si trovi a dover pagare per sbaglio uno qualsiasi dei miei ignominiosi articoli: due scatole montabili di plastica che odora di canotto, un deodorante alla mela verde per rendere nauseabonda la mia camera, millecinquecento buste portadocumenti trasparenti.
La cassiera gli comunica la cifra da pagare, la quale sfortunatamente vanta un buon numero di centesimi.
«Eeeeeh?» fa l'ometto, portandosi una mano all'orecchio.
Ora, il dialogo potrebbe procedere in maniera sciolta, se non fosse che costui è sordo come una campana e la donna ha evidenti problemi a pronunciare una qualsiasi consonante.
«Fifiaffette euvo e feffantafei»
«Eeeeeh?» ripete l'ometto.
«Fifiaffette euvo e feffantafei!» esclama lei, evidentemente ignara che alzare la voce non basta a rendere comprensibile la richiesta.
«Papà, papà, papà, dove li metto?» invoca il figlio, riferendosi alla merce acquistata.
Le parole raggiungono i meati acustici di suo padre ma, non trovando accoglienza, si disperdono nel vuoto.
L'ometto si rassegna a leggere quanto mostra il display della cassa e tira fuori un blocchetto di buoni pasto.
«Fa fuanto fono?» chiede la cassiera.
«Eeeeeh?»
«Fa fuanto fono?»
«Papà, papà, papà...»
L'ometto è confuso, non ha colto il labiale, allora la donna allunga un dito verso l'angolo di un buono e vi legge la cifra riportata: «Fuattvo euvo e tvefici».
«Quattro euro e dieci... no, quattro euro e tredici» legge l'ometto, quindi le urla «Quattro euro e tredici!»
«Papà, papà, papà, dove li metto?»
Io alzo gli occhi al cielo invocando l'aiuto di una qualsiasi divinità alberghi sopra le nuvole.
La cassiera conteggia un certo numero di buoni e si lancia, incautamente, in una richiesta: «Ha fpiffioli?»
«Eeeeeh?» l'ometto riporta la mano a conca all'orecchio.
«Papà, papà, papà, dove li metto?»
«Ha fpiffioli?... FPI-FFIO-LI !» la donna gli mima il termine e questi miracolosamente comprende.
L'ometto, con movimenti da testuggine, estrae dalla tasca un portamonete e si scodella sul palmo un esercito di spiccioli. La cassiera pesca qualche graduato e un po' di soldati semplici e gli consegna lo scontrino.
Finalmente tocca a me.
«Falfe! fuole una bufta?»
«Eeeeeh?»
La cassiera gli comunica la cifra da pagare, la quale sfortunatamente vanta un buon numero di centesimi.
«Eeeeeh?» fa l'ometto, portandosi una mano all'orecchio.
Ora, il dialogo potrebbe procedere in maniera sciolta, se non fosse che costui è sordo come una campana e la donna ha evidenti problemi a pronunciare una qualsiasi consonante.
«Fifiaffette euvo e feffantafei»
«Eeeeeh?» ripete l'ometto.
«Fifiaffette euvo e feffantafei!» esclama lei, evidentemente ignara che alzare la voce non basta a rendere comprensibile la richiesta.
«Papà, papà, papà, dove li metto?» invoca il figlio, riferendosi alla merce acquistata.
Le parole raggiungono i meati acustici di suo padre ma, non trovando accoglienza, si disperdono nel vuoto.
L'ometto si rassegna a leggere quanto mostra il display della cassa e tira fuori un blocchetto di buoni pasto.
«Fa fuanto fono?» chiede la cassiera.
«Eeeeeh?»
«Fa fuanto fono?»
«Papà, papà, papà...»
L'ometto è confuso, non ha colto il labiale, allora la donna allunga un dito verso l'angolo di un buono e vi legge la cifra riportata: «Fuattvo euvo e tvefici».
«Quattro euro e dieci... no, quattro euro e tredici» legge l'ometto, quindi le urla «Quattro euro e tredici!»
«Papà, papà, papà, dove li metto?»
Io alzo gli occhi al cielo invocando l'aiuto di una qualsiasi divinità alberghi sopra le nuvole.
La cassiera conteggia un certo numero di buoni e si lancia, incautamente, in una richiesta: «Ha fpiffioli?»
«Eeeeeh?» l'ometto riporta la mano a conca all'orecchio.
«Papà, papà, papà, dove li metto?»
«Ha fpiffioli?... FPI-FFIO-LI !» la donna gli mima il termine e questi miracolosamente comprende.
L'ometto, con movimenti da testuggine, estrae dalla tasca un portamonete e si scodella sul palmo un esercito di spiccioli. La cassiera pesca qualche graduato e un po' di soldati semplici e gli consegna lo scontrino.
Finalmente tocca a me.
«Falfe! fuole una bufta?»
«Eeeeeh?»
venerdì 27 febbraio 2009
commiato
Sono finalmente le diciotto. È l'ultimo giorno, è proprio arrivato. Una stretta di mano, due baci cordiali sulle guance e un abbraccio ai colleghi più "intimi". Anche se il soggiorno è durato solo cinque mesi, fa un effetto strano lasciare un luogo dove si è lavorato sodo, ci si è infuriati, ma soprattutto si è scherzato e riso. Mi mancherà il finto dilemma, ogni sacrosanto giorno, su dove andare a pranzare, per poi finire - lo sappiamo tutti - dal solito paninaro. Mi mancherà rifarmi gli occhi con le turiste che passeggiano in centro e, soprattutto, mi mancherà Castroni.
Chiudo il portatile, lo infilo nello zaino, mi assicuro di non lasciare in giro nulla di mio.
«Sei proprio sicuro di voler andare?»
«Ci penso» rispondo io sardonico, con il giaccone indosso.
«Il tuo telefono ce l'abbiamo? se avessimo bisogno possiamo chiamarti?»
«Tranquilli, non c'è problema»
La mia mano ondeggia, salutando tutti...
Chiudo il portatile, lo infilo nello zaino, mi assicuro di non lasciare in giro nulla di mio.
«Sei proprio sicuro di voler andare?»
«Ci penso» rispondo io sardonico, con il giaccone indosso.
«Il tuo telefono ce l'abbiamo? se avessimo bisogno possiamo chiamarti?»
«Tranquilli, non c'è problema»
La mia mano ondeggia, salutando tutti...
giovedì 26 febbraio 2009
netlingo
Se c'è una parola che mi dà ai nervi sul serio è internauta. Ma scusi, "internauta" a chi? Esistono detentori della lingua (come i quotidiani nazionali) che hanno evidentemente mal digerito il passaggio repentino dalla cartapecora ai bit e per essi sono nati, vivono e prosperano neologismi che non hanno mai attecchito tra gli addetti ai lavori. Ai canuti giornalisti italiani piace particolarmente dare dell'internauta o del navigatore, alla stregua dell'odioso (e odiato) centauro per il motociclista.
Per non parlare poi del cyberspazio (veramente indigesto quando il masticatore d'inglese di turno lo pronuncia "saiberspazio") o del bon ton telematico battezzato con una fantasiosa crasi: netiquette. Posso sorvolare su ciascuno di questi, davvero, posso soprassedere, ma su "internauta" no, su "internauta" non me la sento...
Per non parlare poi del cyberspazio (veramente indigesto quando il masticatore d'inglese di turno lo pronuncia "saiberspazio") o del bon ton telematico battezzato con una fantasiosa crasi: netiquette. Posso sorvolare su ciascuno di questi, davvero, posso soprassedere, ma su "internauta" no, su "internauta" non me la sento...
martedì 24 febbraio 2009
sconcertante
In generale è difficile giudicare il valore di un'autobiografia; in questo caso è eccezionalmente difficile. Il mio giudizio positivo si riferisce soltanto al valore istruttivo di quest'opera e non - ma questo è ovvio - al racconto in essa contenuto.In queste memorie io ho percepito due Höss. Il primo è l'essere umano, un piccolo-borghese che persegue pateticamente, e con un risultato alquanto misero, un intento apologetico: rivalutare la sua persona alla luce di ciò che recentemente si è consumato sotto i propri occhi e della cui gravità egli non sembra rendersi conto alla perfezione. Il secondo (quello che, al contrario del primo, io reputo il vero Höss) è il nazista: il soldatino ligio imbevuto di dottrina militare; il funzionario patologicamente afflitto da senso del dovere; il gerarca fedelmente abbarbicato all'Idea hitleriana quale unica soluzione possibile. Ipocrita e snervante il primo, con la sua concezione tutta teutonica del lavoro, la sua falsa afflizione, i suoi sogni bucolici infranti, la sua famigliola felice e prospera all'interno di un recinto infernale; freddo e spaventoso il secondo, con la sua totale dissociazione, le sue descrizioni asettiche, i suoi resoconti da automa. Nonostante egli stia mettendo per iscritto i propri ricordi durante la prigionia, in attesa d'essere impiccato, non disdegna di dipingere gli omosessuali come dei malati da curare con il lavoro duro, le donne come esseri indegni di fiducia, i prigionieri in generale come animali da fatica, gli ebrei come ebrei, cioè il male del mondo. È realmente convinto che sia esistito un antisemitismo sano e che le politiche del Reich, partite col piede giusto, lo abbiano in seguito avvilito. Il vero Höss, il nazionalsocialista fin nelle ossa, è colui che guarda agli internati come bestie da soma: peccato farle morire d'epidemia se possono compiere ancora un buon lavoro. Quando analizza i comportamenti dei deportati addetti alle operazioni macabre di gasazione, svestizione e cremazione dei defunti (azioni per cui né egli, né i suoi sottoposti avrebbero mai potuto sporcarsi le mani), sembra avere gli stessi occhi di uno zoologo alle prese con le cavie nel suo stabulario. Come già detto, lo stile di quest'opera è mediocre, esattamente come il suo autore, la si legga solo se si ha un vivo interesse storico. Si fa spesso fatica ad andare avanti; non si superano agilmente quei punti in cui, in modo glaciale, Höss dettaglia i massacri copiosi ed efferati.
A fronte della tragedia immane consumatasi pochi anni prima la sua stesura, non credo ci sia altro aggettivo, per definire questo testo, che "sconcertante".
lunedì 23 febbraio 2009
saggezza greca
"«Quando c’è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo luogo alla roba da mangiare; e non viceversa, come ritiene il volgo, perché chi ha le scarpe può andare in giro a trovare da mangiare, mentre non vale l’inverso».
«Ma la guerra è finita» obiettai, e la pensavo finita, come in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi.
«Guerra è sempre» rispose memorabilmente Mordo Nahum"
«Ma la guerra è finita» obiettai, e la pensavo finita, come in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi.
«Guerra è sempre» rispose memorabilmente Mordo Nahum"
(Primo Levi, La tregua)
domenica 22 febbraio 2009
Interessante la visita di oggi alla gipsoteca del Vittoriano sulla legislazione antiebraica in Italia. Non posso dire "bella", perché non c'è nulla di bello in quello che ho visto. Ieri, sull'autobus dal centro verso casa, la coda dell'occhio aveva colto la stimolante scritta Leggi razziali. Una tragedia italiana, su un pannello penzolante fuori dal complesso, e l'ancor più stimolante ingresso gratuito, poco sotto. Credo d'essermi incanalato nel lungo serpentone della mostra al contrario, cioè dall'uscita verso l'entrata, ma ho trovato quanto esposto ugualmente godibile. È un periodo in cui sono particolarmente sensibile al tema. Sono reduce infatti dalla lettura de Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani di oggi di Michele Sarfatti, un libretto illuminante. Illuminante soprattutto (e al contrario di quanto si potrebbe credere) sull'intraprendenza tutta italiana nel concepire questo esecrabile atto di discriminazione. Terrificante, vergognosa e aberrante l'esposizione così sfacciata, condivisa e acclamata dell'antisemitismo, durante gli anni del fascismo, nonché l'analisi simil-lombrosiana degli stereotipi fisici del "giudeo". Sapevo che avrei trovato, in qualche forma, il discorso di Mussolini a Trieste e così è stato: fa da colonna sonora incalzante, martellante, ripetitiva per tutta la durata del giro. Vedere le casse delle SS e gli effetti personali dei deportati non lascia indifferenti, così come le valige accatastate a fianco di un troncone ferroviario e i biglietti, pressoché illeggibili, gettati dal treno merci. Unica pecca: l'ambiente un po' troppo buio, che a volte ha reso difficoltosa la lettura delle didascalie. Peccato aver visto questa mostra solo oggi, il suo ultimo giorno, e quindi non poter più gridare al mondo di andarci...
venerdì 20 febbraio 2009
shema
Voi che vivete sicuri / You who live secure
Nelle vostre tiepide case, / In your warm houses
voi che trovate tornando a sera / Who return at evening to find
Il cibo caldo e visi amici: / Hot food and friendly faces:
Considerate se questo è un uomo / Consider whether this is a man,
Che lavora nel fango / Who labours in the mud
Che non conosce pace / Who knows no peace
Che lotta per un pezzo di pane / Who fights for a crust of bread
Che muore per un sì o per un no. / Who dies at a yes or a no.
Considerate se questa è una donna, / Consider whether this is a woman,
Senza capelli e senza nome / Without hair or name
Senza più forza di ricordare / With no more strength to remember
Vuoti gli occhi e freddo il grembo / Eyes empty and womb cold
Come una rana d'inverno. / As a frog in winter.
Meditate che questo è stato: / Consider that this has been:
Vi comando queste parole. / I commend these words to you.
Scolpitele nel vostro cuore / Engrave them on your hearts
Stando in casa andando per via, / When you are in your house, when you walk on your way,
Coricandovi alzandovi; / When you go to bed, when you rise.
Ripetetele ai vostri figli. / Repeat them to your children.
O vi si sfaccia la casa, / Or may your house crumble,
La malattia vi impedisca, / Disease render you powerless,
I vostri nati torcano il viso da voi. / Your offspring avert their faces from you.
(Primo Levi, Se questo è un uomo - traduzione inglese di Ruth Feldman e Brian Swann)
Nelle vostre tiepide case, / In your warm houses
voi che trovate tornando a sera / Who return at evening to find
Il cibo caldo e visi amici: / Hot food and friendly faces:
Considerate se questo è un uomo / Consider whether this is a man,
Che lavora nel fango / Who labours in the mud
Che non conosce pace / Who knows no peace
Che lotta per un pezzo di pane / Who fights for a crust of bread
Che muore per un sì o per un no. / Who dies at a yes or a no.
Considerate se questa è una donna, / Consider whether this is a woman,
Senza capelli e senza nome / Without hair or name
Senza più forza di ricordare / With no more strength to remember
Vuoti gli occhi e freddo il grembo / Eyes empty and womb cold
Come una rana d'inverno. / As a frog in winter.
Meditate che questo è stato: / Consider that this has been:
Vi comando queste parole. / I commend these words to you.
Scolpitele nel vostro cuore / Engrave them on your hearts
Stando in casa andando per via, / When you are in your house, when you walk on your way,
Coricandovi alzandovi; / When you go to bed, when you rise.
Ripetetele ai vostri figli. / Repeat them to your children.
O vi si sfaccia la casa, / Or may your house crumble,
La malattia vi impedisca, / Disease render you powerless,
I vostri nati torcano il viso da voi. / Your offspring avert their faces from you.
(Primo Levi, Se questo è un uomo - traduzione inglese di Ruth Feldman e Brian Swann)
giovedì 19 febbraio 2009
Da un bel po' c’è un gattone là fuori che piange. Miagola, guaisce, prega e si dispera, avvinto dall’amore miciesco. Si strema in cantilene così dolorose, si contorce così tanto per la freccia di Cupido nel proprio cuore felino, vagisce così insistentemente, che viene quasi voglia di uscire e cambiargli il pannolino...
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